Funzione
L'esodo è un sistema, non un singolo elemento
In caso di incendio il tempo disponibile per evacuare può essere limitato. Fumo, calore, gas tossici, perdita di visibilità e panico possono rendere rapidamente impraticabili alcune aree.
Una porta adeguata può essere inutile se il percorso che la raggiunge è troppo lungo, ostruito, non protetto o non segnalato. Allo stesso modo, una scala può diventare critica se non è compatibile con l'affollamento o con il profilo degli occupanti.
La progettazione dell'esodo deve quindi leggere insieme persone, edificio, percorsi, uscite, compartimentazione, illuminazione, allarme e procedure di emergenza.
Occupanti
Affollamento e capacità di evacuazione
Il primo dato da valutare è quante persone possono essere presenti e chi sono. Lavoratori formati, clienti occasionali, studenti, ospiti di strutture ricettive, persone che dormono, anziani o persone con disabilità hanno capacità di evacuazione diverse.
Sottostimare l'affollamento per semplificare il progetto è un errore. In un'attività aperta al pubblico bisogna considerare lavoratori, utenti, visitatori e persone occasionali, non solo il personale stabile.
Progettazione
Percorsi alternativi e indipendenti riducono la criticità
Un percorso unico può diventare pericoloso se viene compromesso da fumo o incendio. Quando possibile, la distribuzione verso uscite diverse rende l'esodo più ordinato e resiliente.
Numero, larghezza e posizione delle uscite devono essere coerenti con affollamento, lunghezze e distribuzione degli occupanti.
Verifiche
Cosa viene controllato
- affollamento e destinazione d'uso dei locali;
- numero e posizione delle uscite;
- larghezza di porte, corridoi e scale;
- lunghezze dei percorsi e corridoi ciechi;
- porte apribili, non bloccate e riconoscibili;
- segnaletica e illuminazione di emergenza;
- percorsi protetti, filtri e luoghi sicuri;
- assistenza a persone con difficoltà di evacuazione.
Procedura
Come viene verificato l'esodo
- OccupantiSi stimano affollamento, profilo delle persone e condizioni di evacuazione.
- PercorsiSi rilevano corridoi, scale, porte, uscite, luoghi sicuri e aree di raccolta.
- DistanzeSi verificano lunghezze dei percorsi, corridoi ciechi e alternative disponibili.
- DimensioniSi controllano larghezze, capacità di deflusso e fruibilità reale delle uscite.
- SupportiSi verificano segnaletica, illuminazione, allarme e procedure di emergenza.
- EsitoSi indicano carenze, adeguamenti e aggiornamenti di planimetrie o piano emergenza.
Esempio
Caso pratico
Un ufficio aperto al pubblico aumenta le postazioni e riceve più utenti rispetto al layout originario. Le uscite sono rimaste le stesse, ma un corridoio è stato ridotto da arredi e una porta secondaria viene tenuta chiusa a chiave.
La verifica delle vie di esodo evidenzia che il problema non è solo il numero di uscite sulla planimetria: bisogna liberare il percorso, garantire apertura della porta, aggiornare affollamento, segnaletica e piano di emergenza.
Errori frequenti
Cosa evitare
- considerare sufficiente una porta segnalata senza verificarne l'apertura;
- lasciare corridoi e percorsi occupati da arredi o depositi;
- sottostimare affollamento e presenza di pubblico;
- non valutare persone con difficoltà di evacuazione;
- non aggiornare l'esodo dopo modifiche di layout;
- tenere planimetrie e segnaletica non coerenti con i percorsi reali.