Funzione
La valutazione del rischio diventa comportamento
Il piano di emergenza traduce la valutazione del rischio incendio in procedure operative. Indica come viene rilevata l'emergenza, chi attiva l'allarme, chi chiama i soccorsi, chi coordina l'evacuazione, quali percorsi usare e dove radunarsi.
In emergenza il tempo è decisivo. Se gli addetti non sanno cosa fare, se le uscite sono ostruite o se gli occupanti non conoscono i percorsi, anche un evento inizialmente gestibile può diventare critico.
Per questo il piano deve essere comunicato, provato con esercitazioni e aggiornato quando cambiano locali, affollamento, turni, impianti, presidi o organizzazione dell'attività.
Quando serve
Attività con occupanti, pubblico o luoghi complessi
Per i luoghi di lavoro nel campo di applicazione del DM 2 settembre 2021, il datore di lavoro predispone il piano quando sono occupati almeno 10 lavoratori, oppure il luogo è aperto al pubblico con più di 50 persone contemporaneamente, oppure rientra nell’Allegato I del DPR 151/2011. Restano da verificare le disposizioni specifiche applicabili all’attività.
Fuori dai casi di obbligo del piano previsti dal decreto, restano necessarie misure organizzative e gestionali per l’incendio, riportate nel DVR o nel documento redatto secondo le procedure standardizzate. In determinati casi sono ammesse misure semplificate per la gestione dell’emergenza.
Persone
Non tutti evacuano allo stesso modo
Il piano deve considerare persone con disabilità, anziani, bambini, ospiti, utenti occasionali o persone temporaneamente infortunate. Non basta scrivere che saranno assistite.
Bisogna indicare chi assiste, quali percorsi usare, dove attendere e quali ausili o procedure applicare.
Contenuti
Cosa deve chiarire
- modalità di rilevazione dell'emergenza;
- chi attiva allarme e chiamata ai soccorsi;
- ruoli degli addetti antincendio;
- percorsi, uscite e punto di raccolta;
- verifica delle presenze e gestione del rientro;
- assistenza a persone con difficoltà;
- uso dei presidi e comportamenti da evitare;
- planimetrie, numeri utili e comunicazioni interne.
Procedura
Come viene predisposto
- AttivitàSi analizzano locali, occupanti, orari, pubblico, turni e scenari possibili.
- EsodoSi verificano percorsi, uscite, scale, punto di raccolta e praticabilità reale.
- RuoliSi individuano addetti, responsabili, comunicazioni e compiti in emergenza.
- ProcedureSi definiscono allarme, evacuazione, chiamata soccorsi e assistenza agli occupanti.
- PlanimetrieSi preparano elaborati chiari con percorsi, presidi, uscite e istruzioni essenziali.
- ProvaIl piano viene comunicato, provato e aggiornato nel tempo.
Esempio
Caso pratico
In una scuola l'emergenza non riguarda solo la presenza di uscite. Bisogna coordinare classi, docenti, collaboratori, studenti con difficoltà, punto di raccolta, appello, comunicazioni e possibile presenza di genitori o visitatori.
Il piano individua ruoli e percorsi, stabilisce chi controlla i servizi igienici e i locali speciali, come assistere chi ha difficoltà e come comunicare con i soccorsi. Le esercitazioni permettono di verificare se la procedura funziona davvero.
Errori frequenti
Cosa evitare
- redigere un piano generico non riferito all'edificio reale;
- non indicare ruoli, nomi o compiti degli addetti;
- non considerare persone con difficoltà di evacuazione;
- non provare il piano con esercitazioni;
- non aggiornare procedure dopo modifiche di locali o organizzazione;
- tenere planimetrie poco leggibili o non coerenti con i luoghi.